Progettare Ecosistemi Resilienti
Il Futuro del Landscape Design
Qual è oggi il ruolo delle piante nella progettazione di parchi, giardini e spazi verdi, e come la scelta delle specie contribuisce alle funzioni ambientali, sociali e paesaggistiche?
La professione del paesaggista e del dottore forestale ha superato il concetto di design inteso come puro abbellimento estetico. Oggi non progettiamo più scenografie stabili o semplici arredi urbani, ma veri e propri ecosistemi e infrastrutture viventi, perfettamente rientranti nel quadro delle Nature-Based Solutions (NBS)* definite dalle Nazioni Unite.
Le piante rappresentano la tecnologia più complessa a disposizione dell’uomo per affrontare le sfide del cambiamento climatico e rigenerare le città. L’estetica, oggi, è l’esito finale di un processo rigorosamente funzionale che opera su tre livelli integrati:
Funzione Ambientale (L’Infrastruttura Verde): Le vegetazioni devono erogare servizi ecosistemici misurabili. Ciò include la mitigazione dell’isola di calore urbana tramite l’evapotraspirazione e la cattura dei particolati inquinanti, la gestione idrica tramite *rain gardens* e fosse di bioritenzione (SuDS) per prevenire gli allagamenti, e il sostegno alla biodiversità con l’abbandono dei prati monoculturali a favore di matrici vegetali complesse per l’entomofauna e l’avifauna.
Evoluzione Estetica e Dinamicità: L’estetica contemporanea abbraccia la dimensione temporale e il ciclo vitale della natura. Si progetta considerando la dinamicità delle stagioni (il Quarto Turno): dai cromatismi autunnali all’architettura degli steli secchi invernali, valorizzando le texture fogliari e i volumi in movimento.
Valore Sociale e Riconnessione: La diversità vegetale stimola la salute pubblica riducendo lo stress e favorendo la concentrazione (Attention Restoration Theory). Inoltre, il verde ricuce il legame tra città e campagna, tutelando il Genius Loci e la memoria storica del territorio.
* Le NBS sono “azioni volte a proteggere, conservare, ripristinare e gestire in modo sostenibile gli ecosistemi terrestri, d’acqua dolce, costieri e marini, sia naturali che modificati, che affrontino le sfide sociali, economiche e ambientali in modo efficace e adattivo, garantendo al contempo il benessere umano, i servizi ecosistemici, la resilienza e i benefici derivanti dalla biodiversità”
Gli spazi verdi rispondono a esigenze ricreative, sportive, industriali o urbane. Quali sono le differenze nell’approccio progettuale e botanico in base alla destinazione d’uso?
Il principio cardine del landscape design contemporaneo è il performance-based design (progettazione basata sulle prestazioni). Non esistono format standard replicabili: lo spazio verde è una struttura su misura che deve assorbire specifici carichi ecologici, antropici e gestionali. La destinazione d’uso detta i vincoli di progetto (budget costruttivo, manutentivo, calpestio, inquinamento, sicurezza), che a loro volta determinano in modo scientifico la selezione botanica e le scelte ingegneristiche e agronomiche. Ecco come noi differenziamo l’approccio nei principali scenari operativi.
Ambito urbano: la città rappresenta un contesto critico per le piante a causa di suoli compatti, spazi radicali ridotti, inquinamento ed effetto isola di calore. Per sopravvivere e prosperare, la progettazione del verde urbano deve farsi tecnologica e resiliente. L’Approccio Progettuale: l’obiettivo è massimizzare i servizi ecosistemici, come la creazione di ombra, la filtrazione delle polveri sottili e la gestione delle acque piovane, ottimizzando gli spazi ridotti. Si impiegano soluzioni avanzate quali: celle strutturali (soil cells) per consentire lo sviluppo delle radici al di sotto delle pavimentazioni; sistemi di supporto come bacini idrici sotterranei, ancoraggi invisibili e griglie di protezione. La Selezione Botanica: la scelta delle specie punta su piante pioniere e altamente adattabili, capaci di resistere a siccità e inquinamento (ad esempio Celtis australis, Ginkgo biloba e Zelkova serrata). Si privilegiano alberi a impalcatura alta per facilitare il traffico pedonale e veicolare, escludendo al contempo specie dai rami fragili o con frutti carnosi e scivolosi.
Aree Ricreative: sicurezza, comfort e verde Sociale al primo posto. L’Approccio Progettuale è pensato per resistere a un alto flusso di persone, il verde deve essere inclusivo e garantire visibilità per la sicurezza pubblica. I percorsi vengono ideati per orientare i flussi ed evitare il degrado del prato, organizzando lo spazio in zone gioco e aree sosta ombreggiate. Si scelgono alberi a chioma ampia (Platanus, Quercus, Tilia) per massimizzare l’ombra e catturare le polveri, privilegiando specie a bassa emissione di pollini. Sono scartate le piante tossiche (Nerium oleander, Taxus baccata), spinose o allergeniche. I prati richiedono miscugli rustici resitenti al calpestio (Festuca arundinacea).
Impianti Sportivi: prestazione Biomeccanica e Alta Tecnologia.
Qui l’estetica lascia spazio all’ingegneria del suolo (drenaggio, impianti idrici di precisione e substrati sabbiosi drenanti) per evitare la compattazione del terreno. Si utilizzano esclusivamente graminacee iper-resistenti all’usura e ad albero di rigenerazione rapida, differenziate per clima (es. Cynodon dactylon e Paspalum vaginatum per zone calde; Lolium perenne e Poa pratensis per climi freschi). Richiede una manutenzione continua e intensiva.
Poli Industriali e Infrastrutture: Mitigazione e Ingegneria Naturalistica
In questo caso il verde ha un ruolo tecnico e riparatore (preferito alle opere in cemento) tramite fasce tampone per abbattere rumori, odori e impatto visivo. Si usano tecniche di fitorimediazione e fitodepurazione per bonificare acque e suoli degradati. Si impiegano piante rustiche e a crescita rapida (spesso autoctone). Trovano spazio specie iperaccumulatrici di metalli pesanti (Salix, Populus) e arbusti fitti (Viburnum, Cornus) per filtrare l’aria ed eliminare i rumori. La manutenzione è ridotta al minimo (low-maintenance).
Spazi Turistici, Storici e di Rappresentanza: scenografia e Identità.
Si punta alla valorizzazione del Genius Loci e all’effetto scenografico (“Wow”). La progettazione richiede dettagli architettonici elevati e importanti budget gestionali per guidare l’esperienza del visitatore. Le piante agiscono come “attrici sul palcoscenico”. Si prediligono forme curate, fioriture continue e la riscoperta di rarità botaniche (es. recupero di Limonaie e Roseti in collaborazione con gli Orti Botanici). Spazio sia alle tecniche tradizionali dell’arte topiaria (Buxus, Taxus) sia ai moderni impianti naturalistici con erbacee perenni
Come rispondono i progettisti ai temi della resilienza idrica, della biodiversità e dell’adattamento vegetale di fronte al cambiamento climatico?
I manuali di progettazione degli ultimi cinquant’anni sono ormai superati. Eventi estremi e siccità prolungate sono la nuova normalità; pertanto, progettiamo sistemi adattivi basati sulla resilienza ecologica.
Gestione delle Risorse Idriche: Le “Città Spugna”
L’acqua piovana non è più un rifiuto da smaltire nelle fognature, ma una risorsa da trattenere. Tramite i sistemi SuDS (rain gardens, bioswales, piazze esondabili), l’acqua viene integrata nel paesaggio con l’uso di specie “anfibie” in grado di sopportare sia periodi di allagamento che di siccità. Nei climi mediterranei, lo xeriscaping sta sostituendo i prati irrigui con giardini a bassissimo fabbisogno d’acqua.Adattamento delle Specie: La “Migrazione Assistita”. Il concetto rigido di pianta “autoctona” va ricalibrato. Per garantire la sopravvivenza del verde urbano nel 2050, selezioniamo specie provenienti da climi analoghi più caldi (es. latitudini nord-africane o iberiche) ed esemplari con plasticità fenotipica (apparati radicali profondi, foglie coriacee). Parallelamente, combattiamo le introduzioni incontrollate di specie aliene invasive prive di valore ecologico.Biodiversità come “Polizza Assicurativa”:le monocolture del passato si sono rivelate vulnerabili a patogeni letali. La soluzione è la ridondanza funzionale: progettare ecosistemi urbani multispecifici e stratificati. In questo modo, se un patogeno colpisce una specie, la struttura del verde e le sue funzioni ecosistemiche rimangono salvaguardate.
Greenitaly rappresenta un punto di incontro tra produzione, innovazione e progettazione. Quanto è fondamentale per i professionisti trovare in un’unica fiera nuove soluzioni, tecnologie e varietà vegetali?
Il lavoro a compartimenti stagni è finito. La multidisciplinarietà è la norma: i paesaggisti necessitano della disponibilità vivaistica, mentre i vivaisti devono comprendere l’evoluzione dell’architettura del paesaggio. Manifestazioni B2B come Greenitaly sono veri hub di trasferimento tecnologico e culturale; storicamente, abbiamo spesso sofferto di uno scollamento temporale: l’architetto disegnava sulla carta un masterplan per poi scoprire in fase di cantiere che il mercato vivaistico non aveva i calibri o le quantità necessarie. Incontrarsi in un unico hub permette di allineare la domanda (i grandi progetti di forestazione urbana) con i rigidi tempi biologici dell’offerta. Il produttore cessa di essere un semplice fornitore finale e diventa un partner consulentefin dalle fasi preliminari del progetto. La gestione del verde contemporaneo è data-driven. Non basta più piantare; bisogna garantire l’attecchimento, calcolare i volumi di suolo, di acqua e costi e monitorare i servizi ecosistemici nel tempo, ottimizzando budget manutentivi sempre più stretti. In un’unica manifestazione, il professionista può analizzare contemporaneamente i nuovi substrati ingegnerizzati, i sistemi di celle strutturali, l’impiantistica per la smart irrigation (SCADA) ed i software che noi usiamo quotidianamente come Revit, BIM applicati al paesaggio e il LIM – Landscape Information Modeling. Poter osservare e discutere dal vivo con i breeder le nuove cultivar resistenti allo stress idrico, i porta-innesti più performanti per i suoli urbani compattati o le varietà ottimali per la fitodepurazione, è impagabile. La fiera di GreenItaly diventa un acceleratore formidabile per l’introduzione di idee ed esperienze all’interno dei nostri settori di pianificazione urbana e design in generale, superando le inerzie/impreparazioni/timori della pubblica amministrazione ed incentivando l’aggiornamento delle conoscenze accademiche insieme alle utenze finali.
Oltre all’aspetto espositivo, Greenitaly si propone come luogo di confronto culturale e professionale sui temi della produzione vivaistica, della progettazione e della realizzazione degli spazi verdi. Quale valore può apportare questo tipo di confronto alla crescita professionale degli operatori del settore?
I momenti di dibattito e i panel tecnici all’interno di manifestazioni come Greenitaly rappresentano il vero motore del capacity building (lo sviluppo delle competenze) per chi opera sul territorio. Questo confronto orizzontale trasforma la professione sotto tre aspetti cruciali. Il verde contemporaneo, inteso come infrastruttura complessa, non ammette più il lavoro a compartimenti stagni. Il paesaggista deve comprendere i vincoli biologici illustrati dall’agronomo; l’ingegnere idraulico deve capire le necessità radicali esposte dal forestale; il vivaista deve assimilare la visione spaziale dell’architetto. Il confronto culturale in fiera crea quel “linguaggio comune” indispensabile per passare dalla semplice sovrapposizione di professionisti a una vera e propria progettazione integrata. Inoltre Discutere pubblicamente temi complessi come l’applicazione dei CAM (Criteri Ambientali Minimi) per il verde pubblico o i protocolli di certificazione ambientale (come LEED o SITES) permette agli operatori di non subire la norma come un mero ostacolo burocratico. Infine non va dimenticato che sulla carta, molte Nature-Based Solutions funzionano perfettamente. Ma cosa succede a un rain garden cinque anni dopo la sua realizzazione, con una manutenzione pubblica spesso carente?
I forum professionali permettono di analizzare i feedback di cantiere e la gestione a lungo termine, diffondendo pratiche di gestione adattiva e impedendo che l’intera filiera ripeta gli stessi errori progettuali.
Il Dr. Mario Rossi è Managing Director di ambientStudio LLC Con uffici a Il Cairo, Firenze, Dubai



